Il Sasso Malascarpa
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La Riserva naturale del Sasso Malascarpa
è posta nel gruppo dei Corni di Canzo
nei pressi di Lecco (Lombardia). L´area è facilmente
raggiungibile sia da Lecco che da Canzo e costituisce uno splendido
balcone sulle Prealpi Lombarde e sulla Brianza. L´aspetto che più
ci interessa è però la presenza di rocce del Triassico
superiore ricche di fossili di ambienti di acque poco profonde
(coralli e molluschi - Conchodon).
Notevoli sono pure le
strutture tettoniche, con una serie di pieghe ben visibili sia da
lontano che da vicino, e il carsismo superficiale. Un piccolo centro
visitatori è presente al Primo Alpe (Canzo), qualche punto di
ristoro funziona nei fine settimana e qualche sorgente permette un
buon rifornimento anche se siamo in zona carsica. Si tratta quindi di
una zona che rende possibili molte bellissime passeggiate istruttive
anche grazie ad una serie di percorsi guidati che verranno completati
nel 2008 per la parte più elevata. Per visite guidate per
gruppi contattare NuovaGeoteam martaboccaletti@alice.it
Il Calcare di Zu presenta spesso
livelli molto ricchi di conchiglie, tanto che questi strati vengono
detti lumachelle o coquine. Nella maggior parte dei casi si
tratta di resti di molluschi bivalvi (gli antenati delle vongole e
delle cozze attuali) che vivevano nelle calde acque che allora
coprivano gran parte della Lombardia. Quando erano in vita però
non si trovavano così concentrati, ma più sparsi nel
sedimento: si tratta infatti di un trasporto e successivo accumulo
avvenuto dopo la morte delle conchiglie o che di queste ha provocato
la morte. Raramente si possono rinvenire anche denti di pesci e
rettili che si nutrivano di questi molluschi.
I Coralli sono spesso organismi
coloniali i cui singoli individui, detti polipi, sono molto piccoli:
è solo il loro grande numero che fa sì che lo scheletro
calcareo della colonia (detto polipierite) diventi importante e
contribuisca a formare una scogliera, intrappolando tra i suoi rami
il sedimento e i resti degli altri organismi che popolano questo
ambiente molto favorevole alla vita. Il Banco a Coralli del Calcare
di Zu si estende per tutte le Prealpi lombarde e testimonia un
periododi condizioni ambientali tropicali. A causa dei movimenti
delle placche continentali infatti la nostra area si trovava allora a
latitudini molto più basse di oggi: le acque poco profonde,
limpide e ricche di ossigeno favorirono quindi il fiorire di questa
grande barriera corallina.
Il centro della piega sinclinale della
Val Ravella è composto dalle rocce marine più giovani
affioranti in quest´area, quelle del Cretacico (Marne di Bruntino e Flysch di Bergamo). Come nei periodi
precedenti, i fondali nell´area dei Corni di Canzo erano ancora
rilevati rispetto ai più profondi bacini del comasco e della
bergamasca, dove le stesse unità possono avere spessori di
centinaia di metri rispetto alle poche decine al massimo presenti
qui. Queste formazioni contengono microfossili, soprattutto
foraminiferi, che ci aiutano nella datazione delle rocce.
La Dolomia Principale che qui
costituisce il Monte Rai, che risale a circa 220-210 milioni
di anni fa, è l´unità più antica che possiamo
osservare in quest´area. L´ambiente in cui si è
sedimentata era una piattaforma carbonatica marina estesa per milioni
di km2, in cui l´acqua era profonda in media meno di 5
metri: qualcosa di simile alle attuali Bahamas, ma enormemente più
vasta. I sedimenti subirono una rapida cementazione e
contemporaneamente si trasformarono da calcari (CaCO3) a
dolomie (Ca, Mg (CO3)2). Ciò ha
purtroppo cancellato gran parte delle strutture sedimentarie e dei
resti fossili contenuti. La Dolomia Principale ha uno spessore medio
di circa 1000 m, ben visibile anche qui perché noi ci troviamo
al tetto dell´unità che forma tutto il Monte Rai (ma anche
il Resegone,
il Civetta, le Cime di Lavaredo...). La
dolomitizzazione ha lasciato riconoscibili solo alcune testimonianze
delle strutture originali, quali le laminazioni stromatolitiche e le
Oncoliti algali. In entrambi i casi si tratta di lamine la cui
origine è legata ad alghe e/o batteri che formano un feltro
organico che intrappola il fango calcareo. Le stromatoliti sono
tipiche della piana di marea, che viene periodicamente lasciata
scoperta dall´acqua, mentre le oncoliti sferiche si formano a 2-3
metri di profondità, dove il moto ondoso tiene in movimento
queste 'palline´ permettendo alle alghe di rivestirle.
Il carsismo superficiale trova nei
calcari quasi puri della Dolomia a Conchodon (nonostante il
nome attribuito originariamente a questa unità la sua
litologia è data soprattutto da calcari massicci puri al
98-99%) e del Banco a Coralli del Calcare di Zu un substrato molto
favorevole. Lo sviluppo dei fenomeni è diverso a seconda delle
dimensioni e della disposizione della superficie della roccia e nel
nostro percorso appare in due modalità ben distinte: i lapiez che interessano molti blocchi sparsi e il Sasso
Malascarpa stesso e i campi solcati.
Il Sasso Malascarpa non è
altro che uno spesso strato calcareo portato in posizione verticale
dai grandi movimenti tettonici dell´orogenesi alpina. La parete che
vediamo cosparsa di Conchodon, i bivalvi simbolo di
questa riserva, in realtà rappresenta il fondale marino, più
o meno orizzontale, al termine della sedimentazione di quello che
oggi chiamiamo Banco a Coralli (i coralli li troviamo soprattutto
nella parte inferiore del Banco). I Conchodon erano organismi
gregari, quindi molti individui si concentravano in aree limitate,
lasciando poi ampie superfici non colonizzate. Ad esempio, la
superficie dei campi solcati è la medesima, ma non vi si
rinviene alcun fossile di Conchodon. Ciò che vediamo di
queste conchiglie è una sezione che ha una forma a cuore o,
come venne vista nel passato, a zoccolo di caprone, il simbolo del
demonio….e da qui il nome MALASCARPA (altrove si può trovare
anche il toponimo ´Passo del diavolo´!)
Il panorama che si gode da questo
belvedere verso Lecco e la valle dell´Adda ci permette di
avere una visuale sulle principali montagne delle prealpi lecchesi e
orobiche, montagne che sono costituite prevalentemente da rocce
triassiche. Dobbiamo però tener presente che questo spettacolo
non è stabile, ma può variare anche molto rapidamente,
sia pure in termini geologici. Nell´ultimo milione di anni il
ghiacciaio dell´Adda ha più volte raggiunto la pianura,
trascinando con se una enorme quantità di sedimenti (che
rinveniamo sotto forma di depositi fluvioglaciali sui fondovalle o di
trovanti lungo i pendii fino a 800-900 m di quota a seconda delle
zone) ma anche 'ripulendo´ la valle durante la sua avanzata. Una
giornata di nebbia ci può dare l´idea dell´aspetto della
conca di Lecco o della Brianza lecchese tra Monte Barro e
Montevecchia durante una fase glaciale. Ricordiamoci però che
anche la vegetazione era diversa con il bosco che si fermava a quote
molto inferiori sia per la temperatura che per una maggiore aridità.
Al ritirarsi del ghiacciaio la valle principale restava molto più
profonda di come la vediamo ora perché il conoide di detriti
su cui vi è Lecco è stato costruito in questi ultimi
anni dai torrenti che scendono dalla Valsassina e dal Resegone,
provocando anche lo sbarramento della valle e la formazione del lago.
Da S.Tomaso
abbiamo una visione
molto chiara di quello che è il cuore della Riserva del Sasso
Malascarpa, di cui possiamo seguire con lo sguardo la
peculiarità tettonica
: una serie di pieghe che si evidenziano soprattutto
nella grande 'V´ del Banco a Coralli, il cui ramo
verticale costituisce il Sasso Malascarpa vero e proprio.
Pieghe molto più importanti (poiché coinvolgonouo una
successione più spessa) anche se non così
riconoscibili, sono l´anticlinale del Monte Rai e la sinclinale
della Val Luera (Val Ravella al di là della Colma verso
Canzo). In quest´ultima struttura, al centro della 'conca´,
più o meno in corrispondenza dell´asse delle valli e della
Colma, troviamo le formazioni più giovani. Sui due pendii poi,
troviamo simmetricamente le rocce via via più antiche, fino al
Sasso Malascarpa da un lato e fino alla cresta dei Corni di Canzo
dall´altro. I percorsi che si sviluppano nell´area della Riserva
Naturale del Sasso Malascarpa illustrano le principali
caratteristiche della successione rocciosa, percorrendo idealmente un
periodo di tempo di molti milioni di anni, dal Triassico superiore
(220 milioni di anni fa) della Dolomia Principale del Monte
Rai, al Cretacico superiore (100 milioni di anni fa) delle
rocce che affiorano lungo il sentiero appena sotto la Colma, fino ai
depositi di travertino che ancora si stanno formando nei pressi di
molte sorgenti della zona. uesto è possibile anche grazie al
fatto che l´intera successione è molt Tutto ciò è
possibile anche grazie al fatto che nella Riserva l´intera
successione sedimentaria, di origine marina, è molto meno
spessa rispetto a quasi tutte le altre zone. Infatti, a partire dal
Triassico e fino al Cretacico, il fondo del mare qui era molto
rilevato rispetto alle zone circostanti: i sedimenti che riuscivano a
depositarsi spesso franavano lungo i ripidi versanti di quello che
possiamo definire come un vero e proprio ´pilastro´ sottomarino.
Durante il Giurassico (200-140 milioni
di anni fa), in Lombardia si depositarono essenzialmente due tipi di
roccia entrambi tipici di ambienti profondi almeno alcune centinaia
di metri: calcari chiari con selce (Calcare di Moltrasio) e calcari rossi nodulari, talvolta ricchi di selce
(silice). I calcari rossi possono presentare molti resti di ammoniti,
per cui una unità in particolare prende il nome di Rosso
Ammonitico Lombardo. Tuttavia, vista la particolare condizione
morfologica dell´area durante il Giurassico, cioè
praticamente la cima di una montagna sottomarina, la normale sequenza
di unità che possiamo trovare ad esempio all´Alpe della
Salute sopra Albavilla, qui è quasi irriconoscibile perché
pochi strati riuscirono a deporsi senza franare verso le parti più
profonde dei bacini che si estendevano soprattutto verso est (monte
Albenza) e verso ovest (monte Generoso). Possiamo riconoscere queste
rocce soprattutto dal loro aspetto nodulare, cioè con nuclei
di colore un po´ più chiaro e in genere a composizione più
calcarea. Le ammoniti non sono qui molto comuni e solo rari strati ne
presentano in abbondanza.
I calcari privi di stratificazione
della Dolomia a Conchodon formano alcune delle cime più
famose della zona, come ad esempio i Corni di Canzoche sono
in effetti quattro, con il Corno Occidentale che costituisce una
vera torre. I calcari massicci del Banco a Coralli affiorano
talvolta in modo spettacolare come al Sasso Malascarpa e la
sua prosecuzione verso est nella Val Molinata. La giacitura verticale
degli spessi strati calcarei permette la formazione di queste pareti
che emergono dal bosco.
Lungo questa strada verso il Sasso
Malascarpa affiora la formazione del Calcare di Zu (ZU top del
Triassico superiore). In questa unità, la più ricca di
fossili di tutta la Riserva, sono in genere riconoscibili tre parti,
di cui quella centrale costituisce il Banco a Coralli e le altre due,
simili tra loro, sono caratterizzate da alternanze tra strati
calcarei e strati più marnoso-argillosi. Il Banco a Coralli,
che affiora proprio al Sasso Malascarpa, è formato da strati
calcarei spessi anche un metro e contiene coralli, grandi quantità
di molluschi (localmente grandi bivalvi come i Conchodon) e
anche brachiopodi e numerosi microorganismi come i foraminiferi. Le
due parti dell´unità costituite da alternanze sono ben
rappresentate lungo questo tratto di strada. Gli strati
marnoso-argillosi si sono formati da una miscela di fanghi calcarei e
di sedimenti argillosi in proporzioni variabili, e si presentano con
un aspetto 'fogliettato´; a causa della presenza di argilla sono
molto più erodibili di quelli calcarei, spesso infatti in
corrispondenza di queste sequenze si formano prati. Nella successione
si intercalano anche livelli calcarei quasi interamente costituiti da
gusci di molluschi (detti coquine), mentre
normalmente i fossili si trovano dispersi nella roccia.